Domenica 10 luglio a Gradisca d’Isonzo la Messa parrocchiale del duomo, oltre ad accogliere un nuovo battezzato ha visto qualcosa di davvero raro, il ringraziamento a suor Teresa nel suo settantesimo di vestizione religiosa.
La religiosa, clarissa del Monastero Santa Chiara di Altamura, nelle Puglie, era sconosciuta a tutti, ma il parroco l’ha ben presentata, essendo stata la religiosa assieme alla sorella, suor Rosa (mancata da poco) e ad altre, fondatrice, una quindicina di anni fa, del Monastero di Gorizia, prima delle nuove monache che ora lo abitano.
Suor Teresa di famiglia religiosissima, dopo la Messa ha testimoniato che era suo desiderio entrare giovanissima tra quelle mura sante, precisamente a otto anni, avendo visto entrare con gioia la sorella a soli 12 anni, ma dovette aspettare fino a quattordici. Vocazioni di altri tempi, si dirà, ed è vero, ma forti e tenaci, ancorate in un certo senso al passato, a verità di fede imperiture, ma con la mente e il cuore aperti, donna più moderna di tante giovanissime e giovanissimi del nostro tempo. Le poche parole che l’emozione le hanno permesso di pronunciare hanno rivelato una vera donna di Dio, con una grande nostalgia per la diocesi di Gorizia, che peraltro ricorda quotidianamente nelle sue preghiere.
A lei dobbiamo molto perché negli anni trascorsi nel nascondimento nella nostra terra ha tanto pregato, sofferto, ma anche coltivato amicizie ancorate all’umanità che né distanze, né il passare del tempo hanno cancellato.
E’ stato quel sparuto pugno di monache che ha permesso che si riallacciasse una catena interrotta da secoli, quella della presenza di contemplative nella nostra Chiesa locale, a ricordarci che il fare non è tutto, che prima viene l’essere e la Chiesa è tale solo nella varietà dei carismi e dei ministeri.
T.A.