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HOME > ARCHIVI INFORMATIVI > Comunicati, eventi, articoli:Don Andrea Santoro, martire della fede

Don Andrea Santoro, martire della fede

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L'ORDINAZIONE DI DON ANDREA SANTORO E DON VINCENZO PAGLIA di Arnaldo Casali

“La fede e le religioni possono essere discusse, dibattute, ma non si possono irridere, perché toccano aspetti profondi dell’animo umano che vanno oltre la stessa ragione”.

Di don Andrea Santoro, il sacerdote ucciso domenica nella sua chiesa, in Turchia, monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente della Commissione Cei per il dialogo interreligioso, era amico sin dai tempi del seminario. E con don Andrea, oltre che gli studi a Roma, il vescovo di Terni aveva condiviso l’impegno per la pace e il dialogo tra le culture, i popoli e le religioni.

All’indomani del barbaro e insensato omicidio di don Andrea, monsignor Paglia rende omaggio all’amico di una vita invocandone la canonizzazione, ma allo stesso tempo invitando l’occidente laico ad un esame di coscienza.

“Se si toccano certe corde le tragedie possono esplodere anche da una banalità. Quando ero parroco a Trastevere avevo a che fare gente capace di accoltellare una persona perché aveva osato parlare contro la sua mamma. Ci sono cose che non si possono insultare senza scatenare reazioni incontrollate, non è certo un caso se la saggezza popolare dice scherza con i fanti ma lascia stare i santi”.

Monsignor Paglia, cosa ha provato quando ha saputo dell’assassinio del suo amico don Andrea Santoro?

“Una profondissima tristezza, prima ancora della rabbia. Ho pensato al passo indietro che il mondo e le nostre società stanno facendo. Poi mi è salita nel cuore la riflessione, insieme a tanti ricordi, e cioè che solo uomini così rendono il mondo meno crudele facendo capire che l’amore è più forte della morte”.

Come ha conosciuto don Andrea?

“L’ho conosciuto in seminario, alla fine degli anni ‘50, quando eravamo adolescenti. E’ stato un compagno di studi, un amico nell’impegno pastorale, con cui ho vissuto tanti anni: il primo impegno che abbiamo condiviso, da preti, è stato l’attuazione del Concilio a Roma. Poi lui ha scelto di andare in Turchia per poter testimoniare una nuova energia evangelica proprio dove il cristianesimo è nato duemila anni fa”.

Che persona era don Andrea Santoro?

“Era un uomo appassionato, degli uomini e di Dio, un uomo che voleva che la testimonianza evangelica fosse verace. Ricordo la passione che avevamo per comunicare il vangelo in una Roma travagliata da problemi enormi. Entrambi lavoravamo in parrocchie di periferia, nelle borgate, e ci scambiavamo spesso le nostre esperienze, coscienti che la Chiesa di oggi deve mostrare il volto umano di Dio o rischia di non trasmettere quell’amore che pure la sostiene”.

Don Andrea è un martire?

“Certo, perché ha dato la vita per testimoniare la sua fede a tutti noi, e mi auguro che presto venga iniziato il processo per la dichiarazione di martirio, perché davvero non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici, e tutti quelli che vivono in Turchia - musulmani, ortodossi ed ebrei -  erano suoi amici, perché il Vangelo non conosce frontiere, ed è solo questa testimonianza che potrà salvare il mondo dalla barbarie”.

L’omicidio di don Andrea è davvero una reazione del fanatismo islamico alle vignette satiriche?

“Credo di sì, perché quando si incendia un clima già problematico, tutto può accadere. L’imbarbarimento non accade per caso, accade quando gli animi sono esasperati e in modo irresponsabile si creano situazioni ingestibili”.

Quindi ritiene che l’occidente abbia le sue responsabilità in questa crisi?

“La libertà non è un randello che va usato come a ciascuno pare.  E’ un impegno a promuovere in questo mondo la convivenza, che è difficile, perché non è naturale, non è spontanea. Spesso, poi, si prende a pretesto la religione per battaglie  che - come in questo caso - religiose non sono. Lo scontro avviene sempre tra inciviltà, non tra culture tra religioni. E allora dobbiamo estirpare tutte le erbe di inciviltà presenti in ogni cultura”.

Avevate mai parlato con don Andrea del suo impegno missionario?

“Più volte, anche perché anche io  andavo spesso in Turchia. Era consapevole della difficoltà di vivere in un paese islamico, soprattutto in questi ultimi tempi, ma ripeteva che l’unica via che abbiamo è quella dell’audacia dell’incontro, del dialogo fermo e sereno, da percorrere fino in fondo, anche a costo della vita”.

Crede che ci sia il pericolo di reazioni violente anche nei paesi occidentali, anche in Italia?

“Direi che è quasi logico aspettarselo. Io mi auguro che prevalga la saggezza, la determinazione a non far crescere queste ondate di violenza che servono solo ad annerire l’orizzonte”.

 

data di pubblicazione: 18-04-2011
tema: eventi
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