Mandato, ossia l'essere mandato, è lo stile permanente di vita del catechista, che non è depositario della fede ed annunciatore per proprio conto, non è inventore dell'annuncio, ma è colui che ha ricevuto la Buona Notizia nella Chiesa, la madre che lo ha generato alla fede, dapprima con il Battesimo, poi con tutti gli altri Sacramenti della vita cristiana. Questo dono meraviglioso che hanno ricevuto anche i catechisti di Gradisca d’Isonzo lo hanno rivissuto con un pizzico di emozione nella liturgia di domenica scorsa in duomo. Purtroppo alcuni mancavano per impegni associativi e di lavoro, ma sono stati ricordati nella pregheira e domenica prossima comunque riceveranno lo stesso mandato. Dopo l’omelia i catechisti sono stati invitati davanti all’altare a far memoria del Battesimo segnandosi con l’acqua benedetta, ad accogliere dal diacono il cero acceso e quindi a rispondere agli inviti del celebrante con un forte e sicuro “sì lo voglio”, quindi al rinnovo delle promesse battesimali assieme a tutta l’assemblea. Il bacio dell’Evangeliario ha come sigillato la loro presentazione alla comunità e il loro essere inviati. Nell’omelia il parroco, riferendosi anche alla pagina evangelica riguardo la missione che Gesù dà al lebbroso guarito, «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!», ha detto come il catechista vive in stato di "missione permanente" e fa della sua vita un annuncio che apre panorami nuovi ed evoca una Chiesa madre e maestra che accoglie, ama, dialoga, entra in relazione, educa e annuncia una civiltà nuova fondata sulla novità assoluta del Vangelo. La cultura del provvisorio, del relativo, entra anche nel vivere la fede, ha detto don Maurizio citando Papa Francesco, ma questa cultura ha oggi come devastato le menti e i cuori di tutti, anche dei bambini e dei ragazzi, per questo ha concluso l’immagine di Chiesa suggerita dal Papa come un “ospedale da campo dopo una battaglia” forse la dobbiamo far nostra perché la più realista e appropriata e su questo frangente darci da fare. Pur nella sua semplicità l’evento è stato vissuto come un evento di Chiesa, momento di sensibilizzazione per una corresponsabilità più viva da parte di tutti. In conclusione il celebrante ha detto: Ti affidiamo Signore ogni catechista ed ogni operatore pastorale perché nella preghiera e nell’annuncio ‘cerchino la fede’, compagna di vita che permette di percepire con sguardo sempre nuovo le meraviglie che Tu compi in noi, per diventare nel mondo segno vivo della presenza del Cristo Risorto.